
Se vi capita, in questo periodo di colline cangianti, andate alla Fondazione Ferrero, ad Alba, per godere della mostra “Morandi – l’essenza del paesaggio”. Circa una settantina di opere che arrivano da ogni dove, prestate per dare vita ad una mostra insolita, atta a svelare il Morandi meno conosciuto dei paesaggi. “E pensare che i paesaggi li amavo di più”, lui stesso aveva detto, alludendo alla sua cospicua produzione di nature morte, soprattutto bottiglie, che gli sono valse l’appellativo di “pittore delle bottiglie”. Ma, per dipingere il paesaggio, Morandi stesso affermava, occorre muoversi, andare in un luogo più volte, in diverse ore del giorno e diverse stagioni, per captarne quell’essenza che nell’oggetto è più immediata.
Le sorprese di questa esposizione, a tratti commovente, sono molteplici: dall’innegabile percezione di una produzione catalogabile “per decenni”, alla sensazione sempre pregnante che, anche il paesaggio, sia stato per questo autore, una natura morta.
Nei luoghi come nelle cose, ha cercato l’anima, svuotando i soggetti e le vedute di ogni orpello superfluo, tutto si riduce a linee geometriche e, a ben guardare, con gli occhi della mente, ci si accorge che resterebbe ancora qualcosa da togliere.
Case come scatole, a gridare (o cantare?) la loro miseria di cose terrene, alberi appena accennati, assoluta assenza dell’uomo.
C’è, in questa ricerca di essenza, di profondità, un non so che di ancestrale e nel contempo profetico. In un paesaggio del 1925, ad esempio, svetta una ciminiera, in un contesto urbanizzato che, la didascalia, recita essere la periferia di Bologna.
Qualsiasi altro paesaggista, in quegli anni di primo sviluppo industriale, avrebbe dipinto una ciminiera fumante. Morandi no. La sua ciminiera è spenta perché l’essere spenta sta nel suo DNA di ciminiera. Una veduta di 85 anni fa che potrebbe essere di oggi.
Nell'entrata di casa mia campeggia una tela di grande dimensioni, opera di Pietro Bisio da Gerola, datata 2004. Recita: “Maternità della ciminiera spenta”, ad indicare il dolente abbandono delle attività industriali che ci avevano illuso e che oggi circondano i nostri paesi di pianura di spettri d’architettura archeologica. La ciminiera di Morandi era già spenta nel 1925: questo stava stampigliato nella sua anima, nella sua essenza più profonda.
E Morandi l’aveva intuito.
molto bello
RispondiEliminami piace Bisio da Gerola....
RispondiEliminaviva morandi
RispondiElimina