venerdì 1 luglio 2011

Autostima







Finalmente, arrancando, arrivando quarant'anni dopo altre Regioni, l'Oltrepò Pavese, ha preso coscienza di sè. Si è guardato allo specchio e ha visto la bellezza dei suoi pendii vitati, spesso dominati da antichi manieri custodi di storia e di storie. Ha ascoltato la voce dei suoi vecchi che hanno saputo trasferire alle nuove generazioni la caparbietà di andare avanti, a testa alta, anche dopo una grandinata che annienta il lavoro di mesi e vanifica le speranze di un prodotto futuro. Da queste persone, ogni produttore ne ha avuto in casa almeno una, viene l'attuale conoscenza dell'arte antica di scrutare il cielo e di conoscere le zolle di terra.

L'Oltrepò negli ultimi lustri ha fatto passi da gigante, ha saputo fare autocritica (troppa forse), senza nessuna concessione all'autoindulgenza. Severissimo con se stesso, il territorio che si guarda allo specchio e si piace, e ci piace, ha saputo virare la rotta, rimettersi in gioco, partendo proprio dalle conquiste e dagli errori dei suoi vecchi.

Stabilito che il Pinot Nero è un punto di forza, una bandiera da sventolare con orgoglio (troppo facile ottenere spumanti da un vitigno facile e, concedetemi, un po' banale, inernazionale, un po' puttana che sta con tutti come lo Chardonnay!), il mondo vinicolo guarda all'eccellenza e si tinge di rosa Cruasè, una punta di diamante che può trasformarsi in traino per tutte le altre espressioni di queste colline.

Di questo, e del salame di Varzi, della sua storia millenaria, del suo essere così magro e così "elegante" (vi concorrono tutte le parti del maiale, anche le più nobili che altrove diventano prosciutti, coppe e pregiatissimi culatelli), si è parlato nel workshop di produttori e giornalisti a Riccagioia, prestigioso centro Regionale di ricerca e studi sulla vite. Una sorta di gioco nel quale i giornalisti, al suono di una campanella cambiavano postazione, da un salotto ad un altro, ad ascoltare i produttori, a interagire per trovare nuove strade di comunicazione affinché, questo luogo che guardandosi allo specchio si piace, ci piace, possa essere fruito da un numero sempre maggiore di avventori e amanti del buono.

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