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| Vincent van Gogh, I bevitori o Le quattro età dell’uomo (da Daumier), 1890 |
E’anche vero che, nei cicli e ricicli della storia, ogni periodo include quello precedente, tant’è che sto pedalando sulla bicicletta e questa è pura, semplicissima, meccanica. Il riciclo include, però, tutti gli aspetti della società, dalla politica alla religione, alla semplice gestione della vita familiare.
Il sospetto è, ad esempio, che nell’ambito lavorativo ci si stia avviando alla realizzazione del fallito progetto hitleriano della razza superiore. Ormai ha qualche chance solo chi è veramente “bravo”, con una predilezione per i creativi. Oggi si deve saper creare e inventare, ad ottimo livello.
Bene, finalmente si progredirà per merito, e sarà sempre più raro vedere emeriti imbecilli ricoprire posti di rilievo solo perché messi lì da chissà chi. E’ questo, in fondo che si voleva, no?
Il problema, suscitatomi dai troppi anni d’abitudine all’assistenzialismo, al ricovero, alle coccole tipicamente italiani, si sintetizza in una domanda, anzi in due. Cosa ne sarà, nei prossimi decenni, dei milioni di mediocri, che siamo la maggioranza? E se non c’è una massa che conduce il suo tran tran tranquillo con un lavoro dignitoso e senza voli pindarici, i creativi, per chi creano?
Certo, all’epoca del calcio balilla e del flipper, questi erano quesiti inimmaginabili e improponibili. Come corre il tempo. Corre così tanto da dover catturare al volo l’immagine di Bruno e Peppino seduti al tavolino di un bar all’ora dell’aperitivo. Catturarla e cristallizzarla, come ogni bel momento dei passaggi della storia.
Ai pensionati loro successori, resteranno solo i noccioli delle olive.

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