mercoledì 27 luglio 2011

Olive e dintorni

Bruno e Peppino, seduti ad un tavolino in Via Emilia, hanno voluto precisare che il loro non era un semplice aperitivo ma un momento di riflessione sul rincorrersi dei tempi. “Solo nel gioco, la metamorfosi, per quelli della mia generazione, è stata graduale e stupefacente – diceva Bruno – abbiamo cominciato con il calcio balilla che era pura meccanica, siamo passati attraverso il flipper elettromeccanico, per approdare alla play station che è elettronica. Non so a quante altre generazioni capiti un simile sconvolgimento”. In effetti, l’argomento avrebbe meritato una sosta e un bicchiere di vino, ma non sono stata invitata e, comunque, a casa i fornelli erano ancora freddi e mi aspettavano.

Vincent van Gogh, I bevitori o Le quattro età dell’uomo (da Daumier), 1890
Il pedalare sulla bicicletta, sospinta dal vento di questo luglio fantastico, è stato, tuttavia, un buon corroborante per i pensieri che, come spesso accade, partono per la tangente e seguono percorsi singolari e inusitati. E’ vero, pensavo. Lo sconvolgimento per i sessantenni d’oggi, è notevole, e anche per quelli un poco più giovani. Vogliamo alludere all’uso del computer o dei telefonini? Anch’io sono passata dalle chiamate dal telefono pubblico nel bar del paese a sentire il mio cellulare come appendice di me stessa, impossibile da dimenticare a casa o lasciare ovunque. Ma non sono solo questi i cambiamenti che ci hanno visto protagonisti e, superando il legittimo orgoglio di Bruno, ritengo che ogni generazione abbia le sue metamorfosi, in un divenire continuo verso il futuro che è lì, sospeso nello spazio, sempre come massa insondabile ed evanescente.

E’anche vero che, nei cicli e ricicli della storia, ogni periodo include quello precedente, tant’è che sto pedalando sulla bicicletta e questa è pura, semplicissima, meccanica. Il riciclo include, però, tutti gli aspetti della società, dalla politica alla religione, alla semplice gestione della vita familiare.

Il sospetto è, ad esempio, che nell’ambito lavorativo ci si stia avviando alla realizzazione del fallito progetto hitleriano della razza superiore. Ormai ha qualche chance solo chi è veramente “bravo”, con una predilezione per i creativi. Oggi si deve saper creare e inventare, ad ottimo livello.

Bene, finalmente si progredirà per merito, e sarà sempre più raro vedere emeriti imbecilli ricoprire posti di rilievo solo perché messi lì da chissà chi. E’ questo, in fondo che si voleva, no?

Il problema, suscitatomi dai troppi anni d’abitudine all’assistenzialismo, al ricovero, alle coccole tipicamente italiani, si sintetizza in una domanda, anzi in due. Cosa ne sarà, nei prossimi decenni, dei milioni di mediocri, che siamo la maggioranza? E se non c’è una massa che conduce il suo tran tran tranquillo con un lavoro dignitoso e senza voli pindarici, i creativi, per chi creano?

Certo, all’epoca del calcio balilla e del flipper, questi erano quesiti inimmaginabili e improponibili. Come corre il tempo. Corre così tanto da dover catturare al volo l’immagine di Bruno e Peppino seduti al tavolino di un bar all’ora dell’aperitivo. Catturarla e cristallizzarla, come ogni bel momento dei passaggi della storia.

Ai pensionati loro successori, resteranno solo i noccioli delle olive.

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