Non è detto che d’estate si abbia più tempo a disposizione, forse è solo un’impressione data dalle molte ore di luce, sta di fatto che, storicamente, d’estate si legge di più. E confesso che ho letto, nei mesi scorsi, un numero considerevole di libri, in modo disordinato, da autentica onnivora, passando dall’autrice rosa di cassetta, a Pavese, da Soldati a Jane Austen, da De Carlo a tale Ugo Riccarelli, e via dicendo, in una fagocitata ingordigia di situazioni e impressioni. Ne deduco che molti classici sono diventati tali perché scritti in epoche in cui pochi scrivevano. Perdonatemi l’ardire.
Ne deduco che la seconda guerra mondiale è un pozzo inesauribile di ispirazione: anche il romanzetto più banale vi indugia con perizia. Ne deduco che, attenendosi alle minuziose descrizioni e introspezioni, nulla è cambiato nei secoli in materia di sentimenti e sentire umano. Ne deduco che un libro, più è in grado di sviscerare le emozioni e i pensieri e le evoluzioni e le circumnavigazioni, più è buono e “importante”. Ne deduco che, comune denominatore dei libri “minori”, è la conclusione affrettata. Ne deduco che Pavese era un grande, capace di individuare l’universo umano in fatti di poco conto, in situazioni apparentemente immobili e stanche. Pochi come lui hanno avvertito e descritto il dolore e la fatica che sono il dolore e la fatica delle zolle rivoltate, del fango e della polvere. E’ il mio preferito. Una frase, tra mille, mi basterebbe per riconoscerlo.
L’estate scorre sulle pagine e nell’aria, sembra concludersi nei botti dei fuochi d’artificio delle sagre paesane, in quel silenzio che svela lo stupore bambino, mentre, i campi intorno, trasudano umori di patate e cipolle. Pavese l’avrebbe restituito bene, tra le righe.
L’estate scorre e trascina con sé le piccole sorprese che le sono insite. Non solo la ristrutturata chiesetta di Murisasco, ho scoperto in questi mesi, ma anche che Graziella balla. Che scoperta è? Dirà qualcuno. Eppure lo stupore è stato tanto. Ho visto Graziella, da sempre conosciuta in versione ufficiale mentre si batteva per le cause più disparate e disperate, nella scuola e nella politica, nelle ricerche e nei tentativi di coinvolgimento generale, ebbene, l’ho vista volteggiare su una pista da ballo improvvisata, leggera come una libellula, arrossata e ansante come una quindicenne. E ho pensato che fosse una bella sorpresa dell’estate.
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| Ninfee al tramonto |
Acquarelli estivi, memoria del lago di Viverone, poco noto e poco turistico, nella luce del tramonto, su un battello che è poco più di una bagnarola, tra pescatori immobili di carpe e pesci persici, tra le distese di fiori di loto e di ninfee che vanno chiudendosi… acquarelli che si diluiscono, sempre più annacquati, nelle prime foschie del mattino, nel caldo umido dei pomeriggi, impennate inaspettate e poco convincenti.
Settembre, andiamo.
Settembre, andiamo.
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| Lago di Viverone |


"Leggendo non cerchiamo idee nuove, ma pensieri già da noi pensati, che acquistano sulla pagina un suggello di conferma. Ci colpiscono degli altri le parole che risuonano in una zona già nostra - che già viviamo - e facendola vibrare
RispondiEliminaci permettono di cogliere nuovi spunti dentro di noi.